L’EPITAFFIO DI DIOFANTO

l’epitaffio di diofanto

di Ciro A. R. Abilitato

Diofanto fu un matematico greco vissuto ad Alessandria intorno al 250 d.C. È considerato l’ultimo dei grandi matematici ellenistici e il padre del calcolo algebrico, da lui spinto fino alla risoluzione numerica delle equazioni di 2º grado. Dei suoi scritti, andati in gran parte perduti, ci rimangono un libro sui Numeri Poligonali e i primi sei libri dell’Arithmetica, che ne comprendeva tredici.

È probabile che l’opera di Diofanto abbia influenzato l’algebra araba, ed è certa la sua influenza sulla scuola algebrica italiana (il bolognese Raphael Bombelli scoprì, tradusse e commentò i primi cinque libri dell’Arithmetica). La fama di questo studioso antico è principalmente legata a due argomenti: le equazioni indeterminate e il simbolismo matematico. Va infatti sotto il nome di analisi diofantea l’analisi indeterminata. Alcuni termini algebrici e simboli matematici tuttora in uso derivano da Diofanto: per es. i termini base, potenza e esponente, nonché, tra i molti simboli, il simbolo i per l’unità immaginaria e il simbolo Σ per la sommatoria. La maggior parte dei problemi studiati dall’alessandrino riguardano l’analisi indeterminata: egli infatti cercava le soluzioni intere o razionali delle equazioni. È rimasto il nome di equazioni diofantee alle equazioni lineari a coefficienti interi, di cui si chiedono le soluzioni in numeri interi.

L’epitaffio di Diofanto di Alessandria è di solito dato nella versione originale in greco antico e in quella in latino, che era, diciamo così, la lingua internazionale dell’epoca.

Versione italiana:

«Questa tomba racchiude al suo interno Diofanto. Oh, meraviglia! Essa dice ad arte quanto egli ha vissuto.

Dio gli accordò il sesto della sua vita per l’infanzia e aggiunse un dodicesimo perché le sue guance si coprissero della peluria dell’adolescenza. Per un settimo fece eziandio brillare per lui la fiamma d’Imene, e dopo cinque anni di matrimonio gli diede un figlio: Ahimé! unico ed infelice bambino, al quale la Parca non concesse di vedere che la metà della vita di suo padre. Durante quattro anni ancora, consolando il suo dolore con lo studio delle cifre, Diofanto raggiunse infine il termine della sua vita».

Ed ecco svelata, ricorrendo all’asciutta prosa algebrica, l’età del matematico:

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3 risposte a L’EPITAFFIO DI DIOFANTO

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