Da “COME IO VEDO IL MONDO” di Albert Einstein

Dalla raccolta di riflessioni di Albert Einstein scritte dal 1934 fino al 1955, anno della morte dello scienziato, e riunite in unica silloge sotto il titolo di “come io vedo il mondo”.

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a cura di Ciro A. R. Abilitato

SOCIETA’ E PERSONALITA’

Se consideriamo la nostra esistenza e i nostri sforzi, rileviamo subito che tutte le nostre azioni e i nostri desideri sono legati all’esistenza di altri uomini, e che per nostra stessa natura siamo simili agli animali che vivono in comunità. Ci nutriamo di alimenti prodotti da altri uomini, portiamo abiti fatti da altri, abitiamo case realizzate mediante l’opera di altre persone. La maggior parte di quanto sappiamo e crediamo ci è stata insegnata da altri per mezzo di una lingua che altri hanno creato. Senza la lingua la nostra facoltà di pensare sarebbe assai meschina e paragonabile a quella degli animali superiori. Pertanto, ciò che soprattutto ci rende differenti dagli animali consiste, bisogna ammetterlo, nel nostro modo di vivere in società. L’individuo lasciato solo fin dalla nascita resterebbe nei suoi pensieri e sentimenti simile agli animali in misura assai difficile da immaginare. Ciò che ogni individuo è e rappresenta non lo è in quanto individuo, ma in quanto membro di una grande società umana che guida il suo essere materiale e morale dalla nascita fino alla morte.
Il valore di un uomo, per la comunità in cui vive, dipende innanzitutto dalla misura in cui i suoi sentimenti, i suoi pensieri e le sue azioni contribuiscono allo sviluppo dell’esistenza degli altri individui. E infatti, noi siamo solitamente abituati a giudicare un uomo cattivo o buono secondo questo modo di vedere. Eppure, anche questa concezione non è rigorosamente esatta. Non è difficile avvedersi del fatto che tutti i beni materiali, intellettuali e morali ricevuti dalla società sono potuti giungere fino a noi col susseguirsi di innumerevoli generazioni di individualità creatrici, cosicché quello di oggi è un individuo che ha appreso in un sol colpo l’uso del fuoco, un individuo che ha conosciuto la coltura delle piante nutritive, un individuo che ha scoperto la macchina a vapore. E tuttavia, solo l’individuo libero può meditare e conseguentemente creare nuovi valori sociali e stabilire nuovi valori etici attraverso i quali la società si perfeziona.

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LIBERTÀ SPIRITUALE DEGLI INDIVIDUI E UNITÀ SOCIALE

Senza personalità creatrici capaci di pensare e giudicare liberamente, lo sviluppo della società in senso progressivo sarebbe altrettanto poco immaginabile quanto lo sviluppo della personalità individuale senza l’apporto vivificatore della società.
Una comunità sana rimane perciò legata tanto alla libertà degli individui quanto alla loro unione all’interno di una società. È stato detto, e con molta ragione, che la civiltà greco-europeo-americana, e in particolare il rifiorire della cultura col Rinascimento italiano, che subentrò alla stasi del Medio Evo in Europa, trovò il suo fondamento soprattutto nella libertà e nell’isolamento relativo dell’individuo.
Consideriamo ora la nostra epoca. In quali condizioni si trovano oggi la società e le persone?
In rapporto al passato, la popolazione dei paesi civilizzati è estremamente densa; l’Europa ospita all’incirca una popolazione tre volte superiore a quella di cento anni fa. Ma il numero di uomini dotati di temperamento geniale è diminuito senza proporzione. Soltanto un esiguo numero di uomini, a motivo delle loro facoltà creative, sono noti alle masse come personalità degne di considerazione. L’organizzazione ha in certo qual modo sostituito le qualità del genio nel campo della tecnica e, in misura notevolissima, nel campo scientifico.
La penuria di personalità si fa sentire in modo particolare nel campo dell’arte. La pittura e la musica sono oggi nettamente degenerate e suscitano nel popolo echi assai meno intensi. La politica non manca solo di capi. L’indipendenza intellettuale e il sentimento del diritto si sono profondamente ridotti nella borghesia, sicché l’organizzazione democratica e parlamentare che poggia su quella indipendenza è stata in molti paesi sconvolta; sono sorte dittature e sono state sopportate perché il sentimento della dignità e del diritto non è più sufficientemente vivo.

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DECADIMENTO DELLA DIGNITÀ UMANA

I giornali di un Paese possono portare in sole due settimane la folla cieca e ignorante ad un tale stato di esasperazione e di esaltazione da indurre gli uomini ad indossare l’uniforme militare per uccidere e farsi uccidere allo scopo di permettere a ignoti affaristi di realizzare i loro ignobili piani.
Il servizio militare obbligatorio mi sembra il sintomo più vergognoso della mancanza di dignità personale di cui soffre oggi la nostra umanità civilizzata. E in relazione a questo stato di cose, non mancano profeti che prevedono prossimo il crollo della nostra civiltà. Ciò nondimeno, io non sono nel novero di questi pessimisti: io credo in un avvenire migliore.

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IL SISTEMA ECONOMICO OSTACOLA LA LIBERA EVOLUZIONE DELLA CIVILTÀ UMANA

A mio avviso, l’attuale decadimento sociale dipende dal fatto che lo sviluppo dell’economia e della tecnica ha gravemente esacerbato la lotta per l’esistenza, e di conseguenza la libera evoluzione degli individui ha subito colpi durissimi. Ma per soddisfare i bisogni della comunità, il progresso della tecnica esige già oggi dagli individui un’attività assai minore. È certo che la divisione razionale del lavoro diventerà una necessità sempre più imperiosa, e porterà via via ad una maggiore sicurezza materiale degli uomini. Questa sicurezza, unita al tempo e all’energia che resteranno disponibili, può essere un elemento favorevole allo sviluppo della personalità. In tal modo la società può ancora guarire, e noi vogliamo davvero sperare che gli storici futuri possano presentare le manifestazioni patologiche del nostro tempo come altrettante malattie infantili di una umanità dalle possenti aspirazioni, provocate da una corsa troppo celere della civiltà.

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VALORE DELLA RICCHEZZA

Sono fermamente convinto che tutte le ricchezze del mondo non potrebbero spingere l’umanità più avanti di un solo passo, perfino se esse si trovassero nelle mani di un uomo totalmente consacrato al progresso del genere umano.
Soltanto l’esempio di personalità eccellenti e pure può condurre a nobili pensieri e ad elette azioni. Il denaro suscita di per sé soltanto egoismo e spinge sempre, irresistibilmente, a farne cattivo uso.
Si possono immaginare Mosè, Gesù o Gandhi muniti della borsa di Carnegie?

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PERCHÉ VIVIAMO

Ben singolare è la situazione di noialtri mortali. Ognuno di noi è su questa terra per una breve visita; nessuno sa il perché, anche se assai spesso si crede di averlo capito. Non si riflette su ciò in modo abbastanza profondo e ci si limita a considerare un unico aspetto della vita quotidiana. Ma noi siamo qui per gli altri uomini: anzitutto per coloro dal cui sorriso e dal cui benessere dipende la nostra felicità, ma anche per quella moltitudine di sconosciuti alla cui sorte ci incatena un vincolo di simpatia.
Ecco, questo è per me ogni giorno il mio costante pensiero: la nostra vita esteriore e interiore dipende dal lavoro dei contemporanei e da quello dei predecessori; io devo sforzarmi di dar loro, in eguale misura, ciò che ho ricevuto e ciò che ancora ricevo. Sento il bisogno di condurre una vita semplice e ho spesso la penosa consapevolezza di chiedere all’attività dei miei simili più di quanto non sia necessario. Mi rendo conto che le differenze di classe sociale non sono giustificate e che, in fin dei conti, trovano il loro fondamento nella prepotenza; ma ritengo anche che una vita modesta sia adatta a chiunque, e che essa possa essere di giovamento tanto al corpo quanto allo spirito.

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I LIMITI DELLA NOSTRA LIBERTÀ

Non credo affatto alla libertà dell’uomo nel senso filosofico della parola. Ciascuno agisce non soltanto sotto l’impulso di un imperativo esteriore, ma anche sulla base di una necessità interiore. L’aforisma di Schopenhauer: «È certo che un uomo può fare ciò che vuole, ma non può volere che ciò che vuole» mi ha vivamente impressionato fin dalla giovinezza. Nel turbine degli avvenimenti e delle prove imposte dalla durezza della vita, quelle parole sono sempre state per me un conforto e una sorgente inesauribile di tolleranza. Avere coscienza di ciò contribuisce ad addolcire il senso di responsabilità che facilmente può mortificarci, consentendoci di non prendere troppo sul serio noi come del resto gli altri. Si è in tal modo condotti ad una concezione della vita che lascia un posto singolare all’humour.

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IL BENESSERE E LA FELICITÀ

Da un punto di vista obiettivo, preoccuparsi del senso o del fine della nostra esistenza, così come di quella delle altre creature, mi è sempre parsa una questione assolutamente priva di significato. Nonostante ciò, ogni uomo è legato ad alcuni ideali che gli servono di guida nell’azione e nel pensiero. In questo senso, il benessere e la felicità materiale non mi sono mai apparsi la meta assoluta (questa base della morale la definisco l’ideale dei porci). Gli ideali che hanno illuminato la mia strada e mi hanno costantemente garantito un coraggio gagliardo, sono stati il bene, la bellezza e la verità. Senza la coscienza di essere in armonia con coloro che condividono le mie convinzioni, senza l’affannosa ricerca del giusto, eternamente inafferrabile, e di quanto è dominio dell’arte e dell’indagine scientifica, la vita mi sarebbe parsa assolutamente vuota. Fin dai miei anni giovanili ho sempre considerato spregevoli le mete volgari alle quali l’umanità indirizza i suoi sforzi, quali il possesso di beni, il successo apparente e il lusso.

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UN CAVALLO CHE TIRA DA SOLO

In singolare contrasto col mio ardente senso di giustizia e di dovere sociale, non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società in generale. Sono proprio un cavallo che vuol tirare da solo: mai mi sono dato pienamente allo stato, né alla terra natale, né agli amici, e neppure ai congiunti più prossimi; anzi, ho sempre avuto, riguardo a questi legami, la netta sensazione di essere un estraneo, e ho sempre sentito un intimo bisogno di solitudine. E questa sensazione non fa che aumentare con gli anni.
Sento fortemente, ma senza rimpianto, di toccare il limite dell’intesa e dell’armonia con il prossimo. Certo, un uomo con un tale carattere perde una parte del suo candore e della sua serenità, ma ci guadagna una larga indipendenza rispetto alle opinioni, alle abitudini e ai giudizi dei suoi simili; né sarà tentato di stabilire il suo equilibrio su basi così malferme.

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CIASCUNO DEVE ESSERE RISPETTATO

Il mio ideale politico è l’ideale democratico. Ciascuno deve essere rispettato nella sua personalità e nessuno deve essere idolatrato. Per me l’elemento prezioso nell’ingranaggio dell’umanità non è lo Stato, bensì l’individuo creatore e sensibile; insomma la personalità. È questa sola che crea il nobile e il sublime, mentre la massa è stolida nel pensiero e limitata nei suoi sentimenti.

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LA GUERRA

Questo argomento mi induce a parlare della peggiore delle creazioni, quella delle masse armate; del regime militare intendo, che detesto con tutto il cuore. Disprezzo profondamente chi è felice di marciare nei ranghi e nelle formazioni al seguito di una musica: costui solo per errore ha ricevuto un cervello, un midollo spinale gli sarebbe più che sufficiente.
Bisogna sopprimere questa vergogna della civiltà il più rapidamente possibile. L’eroismo comandato, gli stupidi corpo a corpo, il nefasto spirito nazionalista, come aborro tutto questo! E quanto la guerra mi appare ignobile e spregevole! Sarei disposto a farmi tagliare a pezzi, piuttosto che partecipare ad una cosa così miserabile.
Eppure, nonostante tutto, io stimo tanto l’umanità da essere persuaso che questo fantasma malefico sarebbe da gran tempo sparito, se il buonsenso dei popoli non fosse sistematicamente corrotto per mezzo della scuola, della stampa, dagli speculatori del mondo politico e da quelli del mondo degli affari.

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SIGNIFICATO DELLA VITA

Qual è il senso della nostra esistenza, quale il significato dell’esistenza di tutti gli esseri viventi in generale? Saper rispondere ad una simile domanda vuol dire avere sentimenti religiosi. Ma voi direte: ha comunque un senso porre questa domanda. Ebbene, io vi rispondo: chiunque crede che la sua propria vita e quella dei suoi simili sia priva di significato è non soltanto infelice, ma appena capace di vivere.

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RELIGIOSITÀ COSMICA

La più bella sensazione è data dal lato misterioso della vita. È il sentimento intenso che sempre si trova nella culla dell’arte e della scienza pura. Chi non è più in grado di provare né stupore né sorpresa è per così dire morto; i suoi occhi sono spenti. La suggestione del misterioso, sia pure mista a timore, ha suscitato, tra l’altro, la religione.
Sapere che esiste qualcosa di impenetrabile, conoscere le manifestazioni dell’intelletto più profondo e della bellezza più luminosa, che sono accessibili alla nostra ragione solo nelle forme più primitive, questa conoscenza e questo sentimento, ecco, in ciò consiste la vera devozione. In questo senso, e soltanto in questo senso, io sono fra gli uomini più profondamente religiosi.
Non posso immaginarmi un Dio che ricompensa e che punisce l’oggetto della sua creazione, un Dio che soprattutto esercita la sua volontà nello stesso modo in cui noi stessi la esercitiamo. Non voglio e non posso figurarmi un individuo che sopravviva alla sua morte corporale: quante anime deboli, per paura e per egoismo ridicolo, si nutrono di simili idee! A me basta sentire il mistero dell’eternità della vita, avere la coscienza e l’intuizione di ciò che è, lottare attivamente per afferrare una particella, anche piccolissima, dell’intelligenza che si manifesta nella natura.
Difficilmente troverete uno spirito profondo nell’indagine scientifica che sia privo di una sua caratteristica religiosità. Ma questa religiosità si distingue da quella dell’uomo alla buona: per quest’ultimo Dio è un essere da cui spera protezione e di cui teme il castigo, un essere col quale corrono, per così dire, relazioni personali, per quanto rispettose esse possano essere. È questo un sentimento elevato, ma della stessa natura dei rapporti che intercorrono tra figlio e padre.

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MIRABILE ACCORDO TRA RELIGIONE COSMICA E SCIENZA

D’altro canto io sostengo che la religione cosmica costituisce l’impulso più potente e più nobile all’indagine scientifica. Soltanto chi si trovi nella condizione di poter valutare gli sforzi e soprattutto gli immani sacrifici che si devono affrontare per arrivare a quelle scoperte scientifiche che dischiudono nuove vie, è in grado di comprendere appieno la forza di quel sentimento che solo può suscitare una tale attività del tutto libera da ogni vincolo con la vita pratica immediata. Quale gioia profonda a cospetto dell’edificio del mondo, e quale ardente desiderio di conoscere – sia pure limitato a qualche debole barlume dello splendore rivelato dal mirabile ordine dell’universo – dovettero nutrire in sé Kepler e Newton per aver potuto svelare, in un solitario lavoro di lunghi anni, il meccanismo celeste! Chi non conosce la ricerca scientifica che attraverso i suoi effetti pratici, non può assolutamente formarsi un’opinione adeguata sullo stato d’animo provato da questi uomini, i quali, circondati da contemporanei scettici, aprirono la via a quanti, compenetrati delle loro idee, si sparsero poi di secolo in secolo attraverso tutti i paesi del mondo. Soltanto colui che ha consacrato la propria vita a propositi analoghi può formarsi un’immagine viva di ciò che ha animato questi uomini e di ciò che ha dato loro la forza e il coraggio di restare fedeli ai loro obiettivi, nonostante gli innumerevoli insuccessi incontrati. È la religiosità cosmica a infondere una simile forza. Non è perciò senza ragione che un autore contemporaneo ha avuto modo di osservare che nella nostra epoca, votata in generale al materialismo, coloro che sono dediti all’indagine scientifica sono forse i soli uomini più autenticamente religiosi.

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ELEVARE GLI UOMINI

È giusto, in linea di principio, rendere solenne testimonianza d’affetto a coloro che hanno maggiormente contribuito a nobilitare gli uomini e l’esistenza umana. Ma se si vuole anche indagare sulla natura di tali benefici, allora si incontrano notevoli difficoltà. Per quanto riguarda i capi politici, e anche religiosi, è sovente molto difficile stabilire se costoro abbiano fatto più bene che male. Di conseguenza, ritengo sinceramente che indirizzare gli uomini alla cultura di nobili discipline e poi indirettamente elevarli, sia il servizio migliore che si possa rendere all’umanità. Questo principio trova conferma, in primo luogo, nei cultori delle lettere, della filosofia e delle arti, ma anche, dopo di essi, nei cultori delle scienze. Non sono, è vero, i risultati delle loro ricerche che elevano e arricchiscono moralmente gli uomini, ma il loro sforzo di capire, il loro lavoro intellettuale fecondo e capace.
Il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura e in che senso egli è giunto a liberarsi dell’io.

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L’IMPEGNO PER LA PACE

Gli uomini veramente superiori delle generazioni passate hanno riconosciuto l’importanza degli sforzi per assicurare la pace internazionale. Ma ai nostri tempi lo sviluppo della tecnica ha fatto di questo postulato etico una questione di esistenza per l’umanità civilizzata di oggi, e la partecipazione attiva alla soluzione del problema della pace è da considerarsi una questione di coscienza che nessun uomo coscenzioso può ignorare.
Bisogna rendersi conto che i potenti gruppi industriali interessati alla fabbricazione delle armi sono, in tutti i paesi, contrari al regolamento pacifico delle controversie internazionali, e che i governanti non potranno realizzare questo importante scopo senza l’appoggio energico della maggior parte della popolazione. In quest’epoca di regimi democratici, la sorte dei popoli dipende dai popoli stessi: questo fatto deve essere presente allo spirito di ciascuno in ogni momento.

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8 risposte a Da “COME IO VEDO IL MONDO” di Albert Einstein

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